La Madonna di Monteverginella

La Madonna nera di Monteverginella

Nel Complesso Monumentale di Monteverginella è possibile ammirare un dipinto che tra tutti non può passare di certo inosservata, in quanto è una delle tele più grandi che la chiesa possa avere e soprattutto il soggetto raffigurato ha una spiccata peculiarità: il dipinto raffigura una Madonna nera.

Realizzato da Carlo Mercurio da Maddaloni nel 1657 su commissione dell’abate Urbano De Martino, il dipinto venne collocato all’interno della terza cappella sinistra con altri due dipinti realizzati dallo stesso artista, uno dei quali ha come tematica principale la peste che colpì la città di Napoli nel 1656. Per questo motivo, le decorazioni in argento che sono state poste sulla tela principale, non sono altro che donazioni ex voto, ovvero un riconoscimento dei fedeli per le grazie ricevute.

Il Modello dell’Odigitria

Il modello che il Mercurio usa per la “Madonna di Montevergine” sembra ricordare il modello dell’Odigitria letteralmente “colei che indica la strada”, e la via giusta da percorrere non è altro che il Bambino Gesù indicato dalla Madonna con la mano destra. L’appellativo Odigitria le è stato conferito grazie ai custodi “odigoi” che tutelavano un’immagine mariana all’interno del santuario di Costantinopoli.

Storia vuole che la Madonna avrebbe miracolato due ciechi ridando loro la vista e da quell’episodio i ciechi e gli infermi si recavano alla sorgente vicino la chiesa, per attingere l’acqua e ricevere il miracolo tanto atteso.

Questo modello artistico è un tipo di iconografia cristiana diffusa sia nell’arte bizantina che nell’arte russa e che vide il suo maggior periodo di diffusione principalmente nel Medioevo, in particolare a CostantinopoliL’Odigitria si basa essenzialmente sulla figura della Madonna con in braccio il bambino Gesù, seduto sul suo braccio in atto di benedire con la mano destra, mentre nella mano sinistra impugna una pergamena arrotolata.

Il mistero della pelle nera

Ma perché la “Madonna di Montevergine” risulta essere nera?

Sicuramente non è stata una scelta intenzionale dell’artista mosso da ideali stilistici rivoluzionari, e neanche da un sincretismo combinato con culti religiosi locali, come nel caso dell’Africa o dell’America Latina.

Più che altro, per quanto riguarda la “Madonna di Montevergine” è stato un lavorodettato dal tempo.

I fumi delle lampade ad olio, le candele rivestite da cera d’api collocate davanti alla tela, i colori caratterizzati da particolari composti chimici quali il piombo, col tempo hanno scurito progressivamente i colori originari, annerendoli quasi del tutto.

Il nero che diventa il colore principale, trova riscontro in un verso profetico della Bibbia, in particolare nel Vangelo di San Luca: “Maria, il dolore ti colpirà come una spada”. Nel simbolismo cristiano, il colore nero sta appunto ad indicare il dolore della Vergine Maria. Contrariamente a ciò che si possa pensare, il colore nero risulta essere associato al concetto di fertilità, alla metamorfosi e infine alla rinascita.

Al di là del simbolismo trascendentale, quegli elementi combinati assieme, sono stati inconsapevolmente gli artefici di questa  peculiarità sotto l’occhio imperituro e vigile del tempo.

Le altre Madonne nere nel mondo

Ovviamente la Madonna di Monteverginella non è un caso unico e isolato.

Nel mondo sono venerate altre Madonne nere: non si possono non ricordare la Madonna nera di Loreto, la Madonna nera di Montserrat e la Madonna nera di Czestochowa, che sono diventate con gli anni un importante centro di culto cattolico con relativi pellegrinaggi di fedeli.

Non possiamo non dimenticare che le Madonne nere, per colpa della loro caratteristica principale, non sono state esenti da attacchi di ultraconservatori razzisti, i quali affermavano che i soggetti in questione si erano solo”sporcati”.

Infine, non si può non citare un verso di un libro della Bibbia, il “Cantico dei Cantici” che al meglio può racchiudere la fama del culto delle Madonne nere al di là delle mere descrizioni: “Bruna sono ma bella, oh figlie di Gerusalemme. Non state a guardare che sono bruna, poiché mi ha abbronzato il sole”.

 

Testo di Salvatore Santoro