La Chiesa

Il Complesso Monumentale di Monteverginella sorge su un’antica insula greca, di cui conserva ancora la forma originale. Dopo la caduta dell’Impero Romano nell’area si insediarono il palazzo Pretorio e quello Ducale, che portarono alla nascita di molte abitazioni nobiliari nell’area. Dove oggi sorge il convento era presente in epoca ducale una grande casa con largo spazio davanti che prese il nome di Casa Nova. A lungo il sito fu conosciuto con questo nome.
La chiesa originaria nacque grazie alla volontà di Bartolomeo Di Capua, figura di spicco della corte angioina e protonotario del Regno. L’ottantenne Di Capua, dopo aver accumulato terreni e ricchezze grazie al suo importante impegno politico presso la corte angioina, decise di fondare una chiesa per una grazia ricevuta (forse la guarigione di una figlia gravemente malata) e donarla, insieme a tutti i possedimenti nell’area circostante, all’ordine dei Virginiani. I Virginiani erano presenti nell’insula grazie alla chiesa di Santa Maria di Alto Spirito, che fu costruita da Guglielmo da Vercelli, fondatore dell’ordine.

Intitolarono pertanto la chiesa di Bartolomeo, dopo averla ristrutturata, alla Madonna di Montevergine ed occuparono poi alcune delle case private che erano su quei terreni, trasformandole in un monastero e in un ospedale, che fu dismesso nel verso la fine del Trecento.
La chiesa che vediamo oggi fu fondata nel 1588 ed affidata ai costruttori Vitantonio e Santo Alfieri. Ignoto è il nome del progettista. Il contratto prevedeva la riedificazione della chiesa, del campanile e del monastero. La nuova chiesa si affiancò alla vecchia, che sorgeva dove ora vi è il chiostro. La vecchia chiesa restò in piedi fino alla fine del Cinquecento, quando ormai era pronta la navata della nuova.
Per costruire la nuova chiesa i Virginiani dovettero comprare le abitazioni che sorgevano nell’area, tra le quali alcune case dei Carafa e quella della duchessa di Maddaloni, che servì per completare la chiesa.
Nel 1605 il contributo economico di Vincenzo, pronipote di Bartolomeo Di Capua, servì a erigere il portale della chiesa. Tale donazione è riportata ancora oggi nel portale di ingresso. Alla cupola e alla tribuna lavorò nel 1614 Giovan Giacomo Di Conforto. Nel 1629 furono eseguiti gli stucchi, mentre gli appartamenti furono completati nel 1630.

Una targa segna al 1641 la data di conclusione effettiva dei lavori nel chiostro. L’altare maggiore della chiesa fu progettato da Francesco Antonio Picchiatti nel 1656, il quale decorò anche la cupola.
La maggior parte delle spese fu affrontata grazie alle numerose offerte alla Madonna di Montevergine che si ebbero nel Seicento in ringraziamento per la cessata peste che colpì Napoli.
Un terremoto nel 1736 costrinse i monaci a nuovi restauri. A curare i lavori più importanti fu Domenico Antonio Vaccaro, che rinnovò tutto l’apparato decorativo. Vaccaro vi lavorò fino al 1741, dando alla chiesa un carattere prettamente rococò.
Soppresso nel 1817, il monastero fu destinato a pubblico ufficio fino al 1823, quando si insediarono dal sito della Pietrasanta i Chierici Regolari Minori, noti come Caracciolini, dal loro fondatore Francesco Caracciolo.
I Caracciolini chiesero a Gaetano Genovesi di cancellare i lavori di Vaccaro nel 1843. Rimasero nel sito fino al 1865 quando dovettero subire gli effetti della seconda soppressione. Espulsi i Caracciolini, la casa fu ceduta al Collegio Capano e la Chiesa a una congrega “S. Maria della Vittoria a Buon Cammino”.

Nel 1929 sappiamo che il Complesso era di proprietà del II gruppo delle Opere Pie e in parte ai Frati Minimi della provincia di Nocera. Tutto il locale era adibito a pigione di vecchie zitelle e di altra povera gente del volgo. Non si può descrivere lo stato miserando in cui era ridotto il caseggiato e l’orrore che incuteva l’entrarvi solamente. Tutto lurido, buio, mezzo diroccato, orribili cucinette deturpavano tutta la terrazza, i tetti crivellati in modo da costringere gli inquilini a tenere in casa l’ombrello aperto durante le piogge.
Nel 1935 si aprì la Casa della Giovane. Dal 1935 le figlie di Maria Ausiliatrice curano la chiesa.
Durante la guerra, fino a metà del 1941 si poté continuare con le opere bene avviate, anche se le universitarie diminuivano. Verso la fine del 1941 si dovette sospendere tutto. I bombardamenti, le ore passate nei rifugi al suono delle sirene, costrinsero anche le suore a sfollare. Le suore andarono a Buonalbergo con molte masserizie caricate sui camion… Poche restarono a casa…

Nel 1943 si riaprirono la scuola e l’asilo ma gli Americani requisirono l’istituto per collocarvi oltre 200 crocerossine americane. Operai americani e Miss di ogni nazionalità e credo religioso occuparono gli ambienti, sconvolgendo la vita delle sorelle. Resteranno per circa un anno.
Il 28 marzo del 1943 l’istituto fu colpito, come tutta la parte antica della città, dallo scoppio della motonave da carico Caterina Costa. La nave era ormeggiata in porto per imbarcare i rifornimenti per le truppe italiane in Tunisia. Nella sua stiva erano state collocate tonnellate di carburante, esplosivi, munizioni, carri armati e autocingolati, oltre a 43 cannoni a lunga gittata. Alle ore 17:39 a causa di un grave incendio, la nave scoppio, distruggendo il porto e proiettando in tutta l’area parti infuocate di ciò che trasportava. Ovunque in città arrivarono lamiere mortali che uccisero 549 persone e ne ferirono oltre tremila.
Frammenti di un’ancora arroventata arrivarono nel chiostro di Monteverginella, senza ferire nessuno. L’ancora è presente ancora oggi nel chiostro ed è stata collocata ai piedi della statua della Madonna, in ringraziamento dello scampato pericolo.